sabato 22 novembre 2008

Chi è il "Gesù storico"?

Dando uno sguardo, anche veloce, alle letture proposte nelle librerie, si può notare un cresciuto interesse nei confronti di riguardanti la figura storica di Gesù Cristo. Padre Gilberto De Peder , che insegna Cristologia all'istituto teologico Sant'Antonio di Padova, ci invita a fare delle riflessioni a riguardo. Innanzitutto è importante fare una distinzione tra il Gesù storico, cioè quello reale, esistito, e il Gesù “dello” storico, che, invece, è il frutto di uno studio e non potrà mai esaurire la realtà della figura di Gesù.

Un'altra precisazione da fare è quella relativa alle fonti analizzate per ottenere informazioni presumibilmente certe:

  • in primo luogo, la Bibbia; le fonti più antiche del Nuovo Testamento sono le lettere di Paolo, che datano circa degli anni 50; poi viene il Vangelo di Marco della metà degli anni 60, primo dei quattro, poi Matteo e Luca, venti anni più tardi, e infine Giovanni.

  • altri Vangeli, detti apocrifi (cioè “nascosti”): sono più tardivi rispetto ai Vangeli della Bibbia (i Canonici) in quanto sono stati scritti probabilmente tra il 120 e il 170; molto spesso questi Vangeli vengono esaltati perché sarebbero Vangeli celati dalla Chiesa al fine di nascondere verità scomode.

  • fonti extra-cristiane, alcuni studiosi dell'Impero Romano: Giuseppe Flavio, Trifone, Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane. Alcuni di questi autori fanno solo brevi cenni alla figura di Gesù Cristo, facendoci capire che, agli occhi dell'Impero, Gesù era un ebreo poco importante che insegnava in un luogo di frontiera, non in grandi scuole.

  • papiri e rotoli, detti Manoscritti del Mar Morto, trovati recentemente nelle grotte di Qumran in Palestina.

Una volta definite le fonti è necessario fare delle distinzioni sul modo di utilizzarle.

Fu alla fine del XVIII secolo che si iniziò a pensare che Gesù potesse non essere come la Chiesa sosteneva. Il problema del Gesù storico è quindi un problema moderno. A partire da quel periodo la ricerca storica di Gesù è stata condotta secondo tre modalità differenti che possiamo far corrispondere a tre tappe.

La prima inizia negli anni tra il 1774 e il 1778 quando vengono pubblicati dei frammenti dal titolo “Il fine di Gesù e dei suoi discepoli”; in essi si fa una distinzione tra lo scopo dell'opera di Gesù, proclamare il nuovo Regno e liberare il suo popolo, e lo scopo dei discepoli, che, delusi dalla morte di Gesù, rubano il corpo e inventano tutta la storia. Da allora ogni storico, romanziere, ecc.. ritiene di poter raggiungere la verità storica di Gesù, asserendo che il resto sono tutte balle.

Nel 1906 viene pubblicato un libro che mette fine a questa modalità di ricerca. Si dice che ognuno di questi autori ha proiettato su Gesù le sue pre-comprensioni. In realtà non è possibile descrivere il Gesù storico saltando completamente la tradizione che da Lui è partita.

Nella prima metà del '900 un teologo protestante, Rudolf Bultmann, rovescia completamente la visuale: sostiene che la figura del Gesù storico non ha alcuna importanza, perché solo la fede cieca può salvare. Nel 1954 un suo discepolo, Ernst Käsemann, parte da un punto di vista diverso, al quale si associa convenzionalmente la seconda tappa della ricerca storica di Gesù. Käsemann nel suo studio si chiede quale fosse il bisogno di scrivere dei Vangeli. Per trent'anni ci fu una Chiesa anche senza bisogno di testi scritti: si diffondeva il messaggio tramite la tradizione orale. Tuttavia in quel periodo i testimoni oculari stavano morendo e contemporaneamente il Cristianesimo si andava diffondendo in aeree sempre più estese. Era necessario, allora, poterlo adattare a criteri mentali anche filosoficamente diversi. I Vangeli recuperano la memoria di ciò che Gesù ha insegnato e fatto: sono una biografia dell'epoca, cioè il racconto amplificato di alcuni fatti. Si sentiva il bisogno di un riferimento storico oggettivo per non farlo diventare un mito. È importante osservare che per i primi cristiani la storia di Gesù è sempre una storia finalizzata alla fede.

Käsemann fece un grande studio sui Vangeli, seguendo alcuni criteri: ad esempio quello della “dissomiglianza” per il quale un elemento che non fa parte del contesto storico precedente Gesù e non è stato nemmeno ripreso dai suoi discepoli è probabile che sia realmente caratteristico di Gesù. Questo criterio va, però, bilanciato con quello della “conformità” al contesto in cui viveva Gesù.

La terza tappa della ricerca si sviluppa a partire dagli anni '80, quando si iniziano ad applicare nuovi approcci scientifici, come la sociologia, la papirologia o l'archeologia. In questo periodo si interessano a Gesù anche alcuni studiosi ebrei: in questo modo si riscopre l'ambiente giudaico dell'epoca. Questa ricerca conferma l'attendibilità dei Vangeli Canonici, per la loro antichità e aderenza alla figura di Gesù; gli apocrifi, spesso, sminuiscono la figura umana di Gesù. Si arriva così a delineare i tratti storici del ministero di Gesù.

Il tema di fondo della predicazione, attraverso parabole e miracoli, di Gesù è l'Annuncio del Regno di Dio. Questa era anche la sua peculiarità: non era l'unico taumaturgo o parabolista dell'epoca. La sua originalità stava nel fatto che tutti quei segni fossero orientati alla venuta del Regno.

Con Regno di Dio si intende l'intervento di Dio a portare liberazione e salvezza, anche molto praticamente (liberazione da Roma).

Gesù spiega che il Regno di Dio viene per volontà gratuita, cioè per grazia, di Dio. Non è solo una promessa (come era stato fino ad allora), ma una realtà: Gesù dice che il Regno c'è ora e inizia con quello che insegnava. Le parabole non erano raccontini per analfabeti (infatti le diceva anche ai farisei), ma servivano a far capire che la promessa di Dio stava germogliando; lo dimostrava, poi, guarendo i malati: se Dio è qui si può mostrare concretamente la Sua salvezza.

Gesù, inoltre, dà una nuova immagine di Dio, quella di Padre: non dice mai “Io sono il Figlio di Dio”, ma si rivolge a Lui chiamandolo Abbà che è un modo familiare, ma non infantile, di rivolgersi al proprio padre naturale. Da questo si deduce la confidenza di Gesù nei confronti di Dio. Il concetto di Figlio di Dio che professiamo noi oggi ha assunto una coloritura particolare, dogmatica. In realtà tutto il suo essere e tutte le sue parole erano impregnati della Figliolanza. Altre categorie sono state aggiunte in seguito: ad esempio Gesù non avrebbe mai potuto recitare il Credo perché è frutto di influenze della filosofia greca.

In ogni caso c'è sempre una differenza tra il modo in cui Gesù dice Abbà e il modo in cui noi preghiamo con il Padre Nostro: quando lo insegna ai suoi discepoli non lo recita con loro, ma dice “Quando pregate dite...”. Era anche un modo per creare coesione nel gruppo.

Lo studio si focalizza, poi, sulla storicità della Resurrezione: è un evento storico o un'affermazione di fede? Le tre tappe si muovono su questo rapporto tra storia e fede: può un fatto esistere per fede? E d'altra parte, può un fatto smuovere la mia fede? Sono due estremi da evitare: bisogna cercare un intreccio tra le due dimensioni. Si tratta di un intreccio simile a quello che viviamo già nella nostra vita: perché ci siamo innamorati di questa persona? Ci sono solo fatti concreti che lo spiegano?

Con Gesù non possiamo esulare dalla storia, ma questa non può nemmeno essere fondamento della fede. La fede non è qualcosa che si inventa: si sviluppa con gli eventi. Il cammino del credente coincide con il processo di fede fatto nella storia. In questo meccanismo si inseriscono i dogmi posti dalla Chiesa: si possono vedere come dei “paracarri” che delimitano il cammino. Se si va oltre si rischia di farsi male.

Un problema costante è quindi intrecciare l'elemento storico e quello di fede, senza assolutizzarne uno, affinché la nostra fede non sia disincarnata, ma nata a partire da fatti storici. Dio parla nella storia, già nell'Antico Testamento, quindi il senso lo si può trovare ogni giorno in quello che viviamo.

Forse è proprio per questo che oggi si ricerca un Gesù storico, per ritrovare un riferimento in mezzo alle svariate nuove spiritualità che stanno sorgendo.

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