sabato 6 dicembre 2008

Chi è Gesù nei momenti di tempesta?

La vicenda narrata nel Vangelo della tempesta sedata (Mc 4,35-41) presenta, ad una prima lettura, diverse stranezze: Gesù, in barca con i suoi discepoli, dorme mentre sul mare si scatena una violenta tempesta; quando i suoi compagni Lo svegliano per chiederGli aiuto, Lui li rimprovera; infine, quando il peggio è passato, anziché rallegrarsi, i discepoli hanno paura.
Evidentemente questo brano non deve essere letto come un resoconto, ma come una scena in grado di descrivere un aspetto del volto di Cristo, la cui rivelazione è il filo conduttore di tutto il Vangelo di Marco. Gli elementi del racconto sono altrettanti simboli: la barca dei discepoli rappresenta la comunità cristiana, in viaggio verso l'altra riva, cioè verso la terra pagana. Il tempo è la sera, fine del giorno, che simboleggia la fine della vita; in quel tempo c'è oscurità e si scatena una tempesta, quindi dominano le tenebre e le forze del male. Proprio in quel momento avviene l'intervento di Dio. Il sonno di Gesù indica la sua morte: il suo operato in questa vita è finito, ora la palla passa ai cristiani. Per loro non ci sono imposizioni, manuali, né Qualcuno sempre presente per suggerire come agire. Il Signore lascia liberi di fare le proprie scelte, per questo, a volte, soprattutto nei momenti difficili, ci sentiamo soli e invochiamo Gesù perché ci venga ad aiutare. Lui alla fine interviene, ma ci rimprovera perché ci ricordiamo di Lui solo nei momenti di bisogno; allora subentra il timore, che non è altro che lo stupore di chi ha riconosciuto Dio in Gesù Cristo.
Ognuno di noi può dire di aver vissuto dei momenti di tempesta, cioè delle crisi, più o meno forti, in cui ha faticato a sentire la presenza del Signore nella propria vita. Una scelta (università, lavoro) che preannuncia di stravolgere il normale stile di vita o richiede un investimento per il futuro, un problema di salute vissuto sulla nostra pelle o su quella delle persone che amiamo, la morte, uno stile di comportamento, un forte senso di colpa, la gestione delle relazioni (con gli amici o i genitori), vivere la fede e testimoniarla... sono tutte situazioni in cui sentiamo che le nostre forze non bastano e allora viene spontaneo alzare gli occhi al cielo e dire: “Signore, non t'importa di quello che mi sta succedendo? Come puoi dormire mentre sto vivendo questa difficoltà?”. Gesù, però, non può risolvere i nostri problemi a comando: la libertà che ci è stata donata implica la responsabilità di affidarsi a Lui: quanti trovano il coraggio della fede, pregando e senza aspettare delle risposte certe, fanno esperienza del Suo Amore e si accorgono che in quei momenti, non solo era presente, ma era anche più vicino del solito.

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