«Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.» (Mt 6,31-33). Gesù Cristo ci insegna che scegliere di seguire il Signore significa scegliere di fidarsi di Lui. Dio non è rigido, sa che abbiamo paura e conosce i nostri problemi, ma ci chiede di fare la cosa che troviamo più difficile: non affannarci per il domani. Noi, invece, siamo continuamente preoccupati e angustiati per le nostre scelte e i nostri progetti (in una parola, per il nostro futuro): a volte le nostre difficoltà ci sembrano così “umane” che crediamo che il loro esito dipenda esclusivamente da noi, quasi che Dio non possa fare niente. Lui, da parte sua, non ci dice di non avere progettualità, ma si raccomanda di vivere il nostro impegno all’interno del progetto d’Amore che Lui ha pensato per noi. Solo in questo modo il fardello diventerà leggero: non siamo noi la guida delle nostre vite, ma è Dio che si prende cura di noi in quanto Sue creature. La fiducia, però, deve essere totale: non ci si può fidare solo per alcune cose o solo in certe circostanze perchè il progetto di Dio è uno e investe tutta la nostra vita. Il Signore ci avverte che non sarà facile: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione» (Sir 2,1); le difficoltà sono parte della strada, ma Lui, per il nostro bene, ci invita ad essere costanti («Non deviate per non cadere» Sir 2,7) e pazienti: «Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova l'oro» (Sir 2,4-5). Non possiamo essere ansiosi quando non vediamo arrivare benefici immediati perchè ogni prova serve ad arrivare alla meta e l'investimento nell'Amore di Dio è a lungo termine («Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà» Lc 17,33).
Il Signore, comunque, non ci lascia soli e, come un Padre, ci incoraggia nel nostro cammino, mostrandoci l'esempio di quanti prima di noi si sono fidati di Lui («Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?» Sir 2,10) e ricordandoci che il suo Amore è talmente grande da uscire dai confini della nostra comprensione («Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» Is 49,15).
martedì 30 dicembre 2008
lunedì 22 dicembre 2008
Perchè avete paura?
“Era una famigliola felice e viveva in una casetta di periferia. Ma una notte scoppiò nella cucina della casa un terribile incendio. Mentre le fiamme divampavano, genitori e figli corsero fuori. In quel momento si accorsero, con infinito orrore, che mancava il più piccolo, un bambino di cinque anni. Al momento di uscire, impaurito dal ruggito delle fiamme e dal fumo acre, era tornato indietro ed era salito al piano superiore.
Che fare? Il papà e la mamma si guardarono disperati, le due sorelline cominciarono a gridare. Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile...e i vigili del fuoco tardavano.
Ma ecco che lassù, in alto, s'aprì la finestra della soffitta e il bambino si affacciò, urlando disperatamente: “Papà! Papà!”.
Il Padre accorse e gridò: “Salta giù!”
Sotto di sé il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero, ma sentì la voce e rispose: “Papà, non ti vedo..”.
“Ti vedo io, e basta. Salta giù!”, urlò, l'uomo.
Il bambino saltò e si ritrovò sano e salvo nelle robuste braccia del papà che lo aveva afferrato al volo. (“Perchè avete paura?”, Bruno Ferrero, C'è Qualcuno Lassù?)
Quante volte nella nostra vita ci capita di essere assaliti dalla paura? Una disgrazia, una preoccupazione, una scelta importante o un problema insormontabile.. Quante volte, in questi momenti, non vediamo il Signore? Sembra che Dio non ci aiuti, che sia solo uno spettatore indifferente alle nostre sofferenze. Gesù Cristo viene per consolarci: ci esorta a stare calmi e sereni perchè Dio c'è e possiamo mettere tutte le nostre difficoltà nelle Sue mani. Attenzione, però! AFFIDARSI a Lui richiede impegno, non è una scelta che si fa una volta per sempre: si impara giorno per giorno, cercando i segni del Signore nella nostra vita e lasciando che sia Lui a guidarla. Si può immaginare la nostra vita come un tappeto al rovescio: noi vediamo le cuciture e i difetti, mentre Dio vede l'opera finale. Si tratta, dunque, di cambiare il nostro sguardo sul mondo: non possiamo pretendere di vedere e di capire tutto perchè siamo uomini e, come tali, soggetti a limiti. Invece, mettere ragionamenti, preoccupazioni, paure, speranze, sogni, famiglia e rapporti con gli altri nelle mani di Dio rende tutto nuovo, fertile. Bisogna solo avere il coraggio di buttarsi senza vedere, sapendo che Dio è Padre e come un padre ci ama e si adopera per il nostro bene: “non ci lascia soli nelle nostre agonie e nelle nostre battaglie: ci cerca nelle tenebre e soffre con noi” (Martin Luther King).
Che fare? Il papà e la mamma si guardarono disperati, le due sorelline cominciarono a gridare. Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile...e i vigili del fuoco tardavano.
Ma ecco che lassù, in alto, s'aprì la finestra della soffitta e il bambino si affacciò, urlando disperatamente: “Papà! Papà!”.
Il Padre accorse e gridò: “Salta giù!”
Sotto di sé il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero, ma sentì la voce e rispose: “Papà, non ti vedo..”.
“Ti vedo io, e basta. Salta giù!”, urlò, l'uomo.
Il bambino saltò e si ritrovò sano e salvo nelle robuste braccia del papà che lo aveva afferrato al volo. (“Perchè avete paura?”, Bruno Ferrero, C'è Qualcuno Lassù?)
Quante volte nella nostra vita ci capita di essere assaliti dalla paura? Una disgrazia, una preoccupazione, una scelta importante o un problema insormontabile.. Quante volte, in questi momenti, non vediamo il Signore? Sembra che Dio non ci aiuti, che sia solo uno spettatore indifferente alle nostre sofferenze. Gesù Cristo viene per consolarci: ci esorta a stare calmi e sereni perchè Dio c'è e possiamo mettere tutte le nostre difficoltà nelle Sue mani. Attenzione, però! AFFIDARSI a Lui richiede impegno, non è una scelta che si fa una volta per sempre: si impara giorno per giorno, cercando i segni del Signore nella nostra vita e lasciando che sia Lui a guidarla. Si può immaginare la nostra vita come un tappeto al rovescio: noi vediamo le cuciture e i difetti, mentre Dio vede l'opera finale. Si tratta, dunque, di cambiare il nostro sguardo sul mondo: non possiamo pretendere di vedere e di capire tutto perchè siamo uomini e, come tali, soggetti a limiti. Invece, mettere ragionamenti, preoccupazioni, paure, speranze, sogni, famiglia e rapporti con gli altri nelle mani di Dio rende tutto nuovo, fertile. Bisogna solo avere il coraggio di buttarsi senza vedere, sapendo che Dio è Padre e come un padre ci ama e si adopera per il nostro bene: “non ci lascia soli nelle nostre agonie e nelle nostre battaglie: ci cerca nelle tenebre e soffre con noi” (Martin Luther King).
sabato 6 dicembre 2008
Chi è Gesù nei momenti di tempesta?
La vicenda narrata nel Vangelo della tempesta sedata (Mc 4,35-41) presenta, ad una prima lettura, diverse stranezze: Gesù, in barca con i suoi discepoli, dorme mentre sul mare si scatena una violenta tempesta; quando i suoi compagni Lo svegliano per chiederGli aiuto, Lui li rimprovera; infine, quando il peggio è passato, anziché rallegrarsi, i discepoli hanno paura.
Evidentemente questo brano non deve essere letto come un resoconto, ma come una scena in grado di descrivere un aspetto del volto di Cristo, la cui rivelazione è il filo conduttore di tutto il Vangelo di Marco. Gli elementi del racconto sono altrettanti simboli: la barca dei discepoli rappresenta la comunità cristiana, in viaggio verso l'altra riva, cioè verso la terra pagana. Il tempo è la sera, fine del giorno, che simboleggia la fine della vita; in quel tempo c'è oscurità e si scatena una tempesta, quindi dominano le tenebre e le forze del male. Proprio in quel momento avviene l'intervento di Dio. Il sonno di Gesù indica la sua morte: il suo operato in questa vita è finito, ora la palla passa ai cristiani. Per loro non ci sono imposizioni, manuali, né Qualcuno sempre presente per suggerire come agire. Il Signore lascia liberi di fare le proprie scelte, per questo, a volte, soprattutto nei momenti difficili, ci sentiamo soli e invochiamo Gesù perché ci venga ad aiutare. Lui alla fine interviene, ma ci rimprovera perché ci ricordiamo di Lui solo nei momenti di bisogno; allora subentra il timore, che non è altro che lo stupore di chi ha riconosciuto Dio in Gesù Cristo.
Ognuno di noi può dire di aver vissuto dei momenti di tempesta, cioè delle crisi, più o meno forti, in cui ha faticato a sentire la presenza del Signore nella propria vita. Una scelta (università, lavoro) che preannuncia di stravolgere il normale stile di vita o richiede un investimento per il futuro, un problema di salute vissuto sulla nostra pelle o su quella delle persone che amiamo, la morte, uno stile di comportamento, un forte senso di colpa, la gestione delle relazioni (con gli amici o i genitori), vivere la fede e testimoniarla... sono tutte situazioni in cui sentiamo che le nostre forze non bastano e allora viene spontaneo alzare gli occhi al cielo e dire: “Signore, non t'importa di quello che mi sta succedendo? Come puoi dormire mentre sto vivendo questa difficoltà?”. Gesù, però, non può risolvere i nostri problemi a comando: la libertà che ci è stata donata implica la responsabilità di affidarsi a Lui: quanti trovano il coraggio della fede, pregando e senza aspettare delle risposte certe, fanno esperienza del Suo Amore e si accorgono che in quei momenti, non solo era presente, ma era anche più vicino del solito.
Evidentemente questo brano non deve essere letto come un resoconto, ma come una scena in grado di descrivere un aspetto del volto di Cristo, la cui rivelazione è il filo conduttore di tutto il Vangelo di Marco. Gli elementi del racconto sono altrettanti simboli: la barca dei discepoli rappresenta la comunità cristiana, in viaggio verso l'altra riva, cioè verso la terra pagana. Il tempo è la sera, fine del giorno, che simboleggia la fine della vita; in quel tempo c'è oscurità e si scatena una tempesta, quindi dominano le tenebre e le forze del male. Proprio in quel momento avviene l'intervento di Dio. Il sonno di Gesù indica la sua morte: il suo operato in questa vita è finito, ora la palla passa ai cristiani. Per loro non ci sono imposizioni, manuali, né Qualcuno sempre presente per suggerire come agire. Il Signore lascia liberi di fare le proprie scelte, per questo, a volte, soprattutto nei momenti difficili, ci sentiamo soli e invochiamo Gesù perché ci venga ad aiutare. Lui alla fine interviene, ma ci rimprovera perché ci ricordiamo di Lui solo nei momenti di bisogno; allora subentra il timore, che non è altro che lo stupore di chi ha riconosciuto Dio in Gesù Cristo.
Ognuno di noi può dire di aver vissuto dei momenti di tempesta, cioè delle crisi, più o meno forti, in cui ha faticato a sentire la presenza del Signore nella propria vita. Una scelta (università, lavoro) che preannuncia di stravolgere il normale stile di vita o richiede un investimento per il futuro, un problema di salute vissuto sulla nostra pelle o su quella delle persone che amiamo, la morte, uno stile di comportamento, un forte senso di colpa, la gestione delle relazioni (con gli amici o i genitori), vivere la fede e testimoniarla... sono tutte situazioni in cui sentiamo che le nostre forze non bastano e allora viene spontaneo alzare gli occhi al cielo e dire: “Signore, non t'importa di quello che mi sta succedendo? Come puoi dormire mentre sto vivendo questa difficoltà?”. Gesù, però, non può risolvere i nostri problemi a comando: la libertà che ci è stata donata implica la responsabilità di affidarsi a Lui: quanti trovano il coraggio della fede, pregando e senza aspettare delle risposte certe, fanno esperienza del Suo Amore e si accorgono che in quei momenti, non solo era presente, ma era anche più vicino del solito.
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