lunedì 9 marzo 2009

Le relazioni: impossibili agli uomini, ma non a Dio

Una delle difficoltà maggiori dell'esperienza di vita è quella legata alle relazioni: è una questione comune alle persone di qualsiasi età perché su questo argomento non si smette mai di interrogarsi e imparare, sia nel corso degli anni, sia nel corso dei secoli.
Nelle relazioni che un individuo instaura si mescolano sogni di grandi intese, complicità, lealtà, fiducia e pace, ma anche tante paure: tradimenti, bugie, incomprensioni, fatica. Ogni giorno, infatti, facciamo esperienza, su noi stessi e sugli altri, delle virtù e delle fragilità dell'uomo; per questo secondo Z. Bauman, quando si pensa ad una relazione, non è possibile scinderne la connotazione positiva, legata al piacere di stare insieme, da quella negativa, legata alla paura di mettersi in trappola. Questa considerazione vale per tutti i tipi di relazione: di amicizia, di coppia, in società, in comunità, in famiglia e con Dio.
Per ripararsi dai rischi insiti in una relazione, l'atteggiamento di tendenza è quello di tipo economico: si investe in una relazione finché mi dà un profitto; si smette di investire nel momento in cui il costo è maggiore del guadagno oppure se si trova un “titolo” più redditizio. La possibilità di poter troncare con facilità un rapporto sembra donare serenità e sicurezza; in realtà lascia un senso di insoddisfazione, dovuto alla superficialità dell'incontro, e un senso di insicurezza, perché c'è sempre la possibilità che la chiusura venga dall'altra parte. Una relazione di vero amore, invece, parte dalla libertà di accogliere la totalità e la complessità dell'altro, accettando i rischi che derivano dal fare dono totale di sé. Ecco perché Papa Benedetto XVI ci invita a non avere paura di sognare grandi progetti di bene: “la vocazione all'amore è ciò che fa dell'uomo l'autentica immagine di Dio”. Certo, le difficoltà ci sono; dice Carlo Carretto: “Amore e sacrifizio sono intimamente legati, quanto il sole e la luce. Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare”. Proprio qui, tuttavia, interviene l'infinita bontà del Signore: Egli ci manda Suo Figlio il quale, con il suo sacrificio, ci dona quell'Amore capace di vincere ogni sofferenza. Nell'episodio del giovane ricco, Gesù parla chiaro: l'incontro con il Vero Amore è impossibile agli uomini, ma non a Dio. Per questo è necessario seguirlo, liberamente e senza aspettarsi un profitto: la strada della Salvezza passa per un progressivo distacco dai propri beni (oggetti, tempo, persone care) per avvicinarsi al prossimo (unica porta per arrivare a Dio) e ricevere cento volte quello che si era lasciato, ma in gioie e persecuzioni.

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